martedì 10 gennaio 2012

Vita da supplente

Robert Doisneau, "La dent", 1956


All'improvviso, magari mentre sei ancora tra le morbide braccia di Morfeo, arriva la tanto attesa chiamata: "recarsi quanto prima all'Istituto Comprensivo" che ha bisogno di te per una supplenza, ormai breve dati i tempi difficili..ma non si sa mai,tutto può succedere. Poi magari si prolunga. Vietato dire di no.
Noi insegnanti precari non possiamo permetterci ancora il lusso della scelta, e quindi dopo aver accettato, in meno di dieci minuti si procede, nell'ordine: lavarsi,vestirsi,rendersi presentabili,concentrarsi sulla lunga e faticosa mattinata che ci aspetta, consultare la mappa per  vedere dove è precisamente situato il posto in questione,consultare il sito dell'atc/trenitalia per raggiungerlo nel più breve tempo possibile,lanciarsi fuori casa e arrivare trafelati alla fermata più vicina, prendendo al volo il primo mezzo utile...
Finalmente eccomi a destinazione: vorrei riposare un attimo perché ho già esaurito tutta la mia potenza fisica ma, ad attendermi, trepidante, una classe di almeno 27, 25 quando va bene, adolescenti  iperagitati che stanno letteralmente godendo del fatto che arriverà la supplente, e quindi... Fiesta! Prima di entrare solito rituale: si prende il registro, si salutano i colleghi,si cerca l' aula con l'aiuto della dada, si indossa la maschera dell'autorevolezza-se non vuoi essere “sbranata” è d'obbligo- e via.  La prima missione è conquistare la postazione cattedra, luogo di detenzione del potere: finché non ci arrivi, facendoti strada nella bolgia di alunni che si rincorrono,si spingono, si parlano URLANDO, trascinano sedie e spostano banchi, non sapranno mai che sei tu l'insegnante. Solo allora ti guardano allibiti: forse ti salutano, ma di sicuro iniziano a prendere posto piano piano e a squadrarti per cercare di capire bene chi hanno di fronte e se sarà davvero festa o non è il caso di scherzare troppo.
Appello: prima di collegare volto e nome ci vorrà un pò, ma non importa si fanno subito avanti i più chiacchieroni e quelli te li ricordi subito, o i più pestiferi, quelli anche, perché a forza di rimproverarli, il loro nome/cognome assume la dimensione di un mantra. Ma il primo giorno i ragazzi sono completamente affascinati e incuriositi da questo nuovo adulto, probabilmente "palloso" , che in qualche modo entrerà nella loro quotidianità : Prof da dove viene? Quanti anni ha? Ma lei ce l'ha il moroso? Che musica ascolta? Gioca alla playstation?Quali sono i suoi videogames preferiti? Prof ma lei è giovane, ma è laureata? Ovviamente parlando contemporaneamente con me e tra di loro, abbondano i commenti: meno male che alla veneranda età di 30 anni ho deciso di togliere l'orecchino al naso, segno tangibile della mia rivoluzione giovanile, quando i piercing e i tatuaggi erano davvero un segno di protesta. Ai tempi dei miei esordi lavorativi, lo portavo ancora e mi consacrava ai loro occhi come una “giusta”, e se il giorno dopo mi presentavo con le Nike minimo ricevevo in regalo una compilation personalizzata con le loro hit preferite (siamo in un'età in cui la musica è completa identificazione). Se ci penso sorrido, ricordando come anche io mi infervoravo nelle dispute tra compagni di classe, quando le fazioni di scontro principale erano rock e reggae, e noi eravamo come guelfi e ghibellini.
In realtà è un lavoro difficile: nella società attuale i ragazzi sono eccessivamente stimolati, ipermovimentati, caotici, confusionari, allo sbaraglio. E' un'impresa tenerli seduti per cinque ore, si alzano e si muovono con qualsiasi scusa: devi controllare che stiamo attenti, che non scappino via lontano dal tuo campo visivo per combinare chissà cosa, che non si taglino con il taglierino- che è la loro arma di minaccia preferita- che non arrivino alle mani ma tanto ci arrivano sempre-al massimo a ricreazione,quando appena ti giri, sfoggiano delle acrobazie  tali che Kill Bill in confronto è roba da principianti... Non parliamo dell'attenzione che va al tempo di una "surfata" in  internet.
Il limite tra baby sitter, psicologa, insegnante è davvero sottile... nonostante questo nascondono dietro un mondo e hanno bisogno di te per "leggerlo": è ovvio che i tempi cambiano e bisogna adeguarsi, ma  l'uomo nel suo profondo sarà sempre quell'adolescente chiuso in un bozzolo, che, anche se apparentemente non le accetta, ha bisogno di regole per poi un giorno poterle infrangere o ribaltare, che ha bisogno di imparare ad osservare la realtà con uno sguardo diverso, chiedendosi il perché,  e ad avere la possibilità di scegliere senza lasciarsi travolgere dall'automatismo di una massificazione dominante. Anche se per il tempo limitato di una supplenza, è questo che vorrei trasmettere, è questo il mio impegno.


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