Tastiere digitali, indie, testi corrosivi, sottoculture pop, atteggiamenti posers : queste sono solo alcune immagini che mi vengono in mente quando penso a “Il sorprendente album d’esordio” dei Cani, primo disco di questa band di Roma che sul net si definisce “l’ennesimo gruppo pop romano”, forse sbagliandosi, o forse no. Questo solo il tempo potrà definirlo.
Ma quel che importa a noi è l’oggi, e questa band rappresenta in modo chiaro, ironico e apparentemente distaccato la quotidianità che ci circonda, raccontando in modo caustico e nervoso, con autenticità e sfrontatezza, gli stereotipi, i rapporti interpersonali e le mode del presente.
Mentre ascolto le loro canzoni mi configuro una sorta di micro universo ricco di sfaccettature, osservato con sensibilità, anche se mascherata da disinteresse, da un complesso adolescente, spaventato dalla sua stessa immagine.
Questo adolescente si muove tra i testi minimal ma intensi, e le melodie ossessive de I Cani scattando un’istantanea della nostra società e delle sue ansie, ansie che sono state le stesse per tutte le generazioni, quelle che l’hanno preceduto e quelle che gli seguiranno: gli amori senza futuro dei liceali, la dipendenza dai social network del quale non si vuole distruggere l’impero di “amici”, le droghe, la paura del fallimento, il fallimento divenuto ormai realtà.
E nel dipingere questa quotidianità estraniante il nostro adolescente, vestito con jeans attillati emo e magliettine di gruppi punk, che probabilmente passerà il suo prossimo sabato sera sbronzo sul divanetto di un locale, non risparmia proprio nessuno e demolisce tutti: critici musicali, nerd, artisti, star tv, radical chic e ancora social network, compiendo una critica ma anche una sorta di autocritica della stessa band, in quanto artisti loro stessi.
Inoltre l’attitudine lo-fi conferisce ai brani una sorta di “rudezza” sonora che dà un’atmosfera particolare, anche se il martellio scattante delle tastiere rende le melodie piuttosto energiche.
Credo che I Cani, scrivendo e pubblicando questo loro primo album non avessero grandi pretese, come è giusto che sia. Ma d’altronde il loro è un electro-pop che funziona e attrae, ed è giusto che le loro “tastierine” continuino a suonare e l’adolescente che abita i loro testi continui a criticare il mondo e ad ubriacarsi il sabato sera.
Giulia Ravaglia
I Cani suona con la band il 10 febbraio all'Estragon.
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