giovedì 15 dicembre 2011

Energia e poesia, ecco la ricetta di Caparezza.


Ecco come vedevo Caparezza da sotto il palco. Michele è un cantante che "viene dalla luna" ma che ci ha permesso di gioire, anche a noi del Carisport, del frutto della sua musica


Cesena, 7 dicembre 2011. Ore 21.45. Il cantante si fa attendere col lecito ritardo concesso ad ogni frontman che si rispetti. Sono nelle prime file e la scena inizia a prendere forma. Le luci vengono modulate dai tecnici e la loro fusione con il fumo sparato sul palco crea un effetto psichedelico e intimo. Aumenta il via vai sul palco, Michele sta arrivando.

Appare sulla scena tranquillo e posato, malgrado i ruggiti della folla che lo acclama. Cammina imperturbabile e silenzioso, si guarda intorno, passa tra le tastiere e le chitarre come se fosse lì quasi per caso, e il solo sottofondo che incornicia questa scena sono le nostre grida e i nostri applausi dal basso del parterre. La musica tace.
Poi, all’improvviso, la musica inizia a parlare: partono gli strumenti, gli amplificatori sono al massimo e la voce di Michele Salvemini, in arte Caparezza, emerge tra i mille suoni, in un vortice di luci, parole e colori.  È “La fine di Gaia”, ultimo brano estratto da “Il sogno eretico”, la prima canzone a diffondersi al Carisport di Cesena.
“Il sogno eretico” è l’ultimo album del cantautore di Molfetta, che grazie all’ottima risposta ricevuta a livello di vendite, lo ha confermato tra gli artisti italiani più amati del momento, in particolare tra i giovani.
È infatti soprattutto ai giovani che si rivolge questo artista e filosofo contemporaneo: siamo noi, quelli che come me stanno sul parterre per essergli più vicini e per catturare tutta l’energia possibile, e quelli che invece si godono lo spettacolo dalle gradinate, i suoi interlocutori preferiti. La sua arma di denuncia è il rap, molto spesso contaminato da generi diversi come l’hip-hop e il rock, creando un “cocktail” di energia e poesia. I suoi testi sono caratterizzati da un’ironia amara che si prende gioco del potere e denuncia una società incongruente e corrotta, dove immigrazione, disoccupazione e fuga dei cervelli sono la realtà di tutti i giorni, come appare dal testo di “Goodbye Malinconia”.
La serata prosegue e si conclude nel migliore dei modi possibili, Michele rimane sempre al meglio. Non si smette un secondo di ballare, cantare e esprimere approvazione in ogni modo. Michele “viene dalla luna”, ma fortunatamente ha permesso a noi umani di poter gioire del frutto della sua musica.



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