venerdì 2 marzo 2012

CIAO LUCIO..

In  apertura  della seduta di Question time del Consiglio comunale di oggi,
Benedetto Zacchiroli ha ricordato Lucio Dalla, scomparso ieri a Montreux.
Al   termine  dell'intervento  del  consigliere  Zacchiroli,  il  Consiglio
comunale ha osservato un minuto di silenzio.
"Prima  di  tutto  ringrazio  la  Presidente  e  i colleghi che mi danno la
possibilità  di  ricordare qui, dove la città è massimamente rappresentata,
un amico, un fratello e un padre.Ieri  sera,  tornando a casa pensavo: è come se mancasse qualcosa in città.
Manca  qualcosa.  Lo  cerchi,  ti  guardi  in giro, e non capisci cos'è. Il
Nettuno  è  al  suo  posto,  l’Asinelli  e  la Garisenda son sempre lì, san
Petronio  è  impacchettata  ma  c’è,  in piazza santo Stefano le chiese son
sempre sette……poi ascolti i discorsi delle persone, le parole nelle strade,
quelle  tra  i  tavolini dell'aperitivo e ti accorgi che la città è colpita
nel  profondo,  nelle  pieghe  più riposte della sua identità, che è quella
culturale.Realizzi lentamente ma con chiarezza quanto Lucio Dalla fosse un patrimonio
comune, un patrimonio condiviso che partendo da Bologna e dai suoi tetti ha
viaggiato per il mondo intero.Te  ne  accorgi  quando arriva a telefonarti l'ambasciatore del Brasile per
dirti  che il suo Paese e i suoi cantanti piangono la morte di un'amico che
aveva il nome di Gesù Bambino.Ti  accorgi  che è difficile in queste ore distinguere tra Bologna e Lucio,
tra la città e chi l'ha cantata, interpretata, descritta e amata.
Ti  accorgi  che  sono troppi i suoi versi profondi e veri da citarne anche
solo uno.Lucio  incarnava  in  un  sol  colpo Bologna, i bolognesi e la bolognesità.
Lucio è la città.
Bologna  ha imparato a volere bene a un figlio prodigio che è cresciuto tra
le  sue  strade,  tra  le  sue  strade ha imparato quei valori di libertà e
bonomìa  che  messi  in  poesia ha cantato, e che con lui abbiamo cantato e
fischiettato centinaia di volte.La  nostra  Università  lo ha voluto dottore in lettere e filosofia honoris
causa  nel  ’99  e  l'anello  di  quel patto con la Comunità del sapere più
antica del mondo, lo portava con la fierezza di uno sposo.
Poi  negli  anni  di  questa città da figlio è diventato padre. Custode dei
segreti  più  intimi,  corifeo  di quella libertà su cui si fonda il nostro
vivere  comune,  testimone  dell'amore  che  cantava  a  squarciagola e che
impregnava ogni suo gesto quotidiano.Dal  suo  terrazzino  su  Piazza  dei Celestini aveva imparato negli anni a
custodire Bologna.La  sera pregava per lei davanti alla chiesa nella quale venne battezzato e
nella quale ultimamente andavamo a messa la domenica.
Passeggiare con lui per le vie cittadine ti confondeva. Lucio è riuscito in
una operazione rara: dal saluto e dall'omaggio che gli veniva tributato non
capivi  se  in quel momento con te c'era il cantante famoso, un compagno di
giochi,  il vescovo o il sindaco. Alla fine comunque il saluto di tutti era
“bela Lucio”, detto così, come lo dici all'amico che conosci da sempre.
E  quell'amico  che  tutti conosciamo da sempre. Quel basso e a volte buffo
personaggio  del  quale  forse tutti oggi custodiscono un aneddoto, non c’è
più.  Non ci sarà più a rallegrare la nostra città, a regalarci la fierezza
di  essere  bolognesi vedendolo in tv o sapendolo in chissà quale parte del
globo.Non  ci  sarà  nella  quotidianità  della città, ai bar, nelle osterie, nei
ristoranti o in sala giochi.Non ci sarà allo Stadio o al Palazzetto dello sport a tifare la sua Virtus.
Non sarà alle prime del Comunale, o semplicemente al cinema, a teatro, o ad
ArteFiera e al Motor Show, o dovunque ci sia un evento benefico.
Perché  per la sua città la sua voce e la sua arte erano sempre gratis. Era
il  suo  modo  di  dire  grazie alla sua culla. Gli ultimi regali che ci ha
fatto sono lì a dimostrarlo.
Quando  la città accoglie il Papa è pronto a cantare, come quando arriva il
capo  dello Stato. Nel 2006 Bologna diventa città UNESCO della musica e lui
si mette a dirigere tutte le voci e le note che la vogliono festeggiare.
Quando si apre il museo della città, poche settimane fa, presta la sua voce
ad  Apa, l'etrusco, che ci guida nella storia per dare un senso alla nostra
storia.  Quel  senso  che ognuno di noi ritrova forse anche nel testo della
canzone  di  Lucio  che  preferisce:  che  sia  Caruso,  o Futura, o Come è
profondo il mare, L'anno che verrà o Piazza Grande.
E  all'ultimo  San  Remo ci ha dato, in questo tempo di crisi e incertezze,
l'ultima  lezione: a quelli come lui che hanno fatto tanto, l'onere e onore
di  dirigere  e accompagnare, ma sul palco, a fare e cantare la vita adesso
tocca principalmente alle nuove generazione.Lucio  c’è tra le pietre e i tavolini delle nostre strade, è una colonna di
quel portico che è la nostra storia millenaria. È una colonna speciale, una
colonna sonora che ci ha insegnato tantissimo, nella maniera più semplice e
naturale: con il canto e con la musica.
E  quelle  parole non possono essere perdute. Sono il vero patrimonio e non
possono essere disgiunte dalla sua voce. In queste ore tra i suoi amici, ma
non  solo,  tra  tutte le persone, le proposte di iniziative sono tante. La
via, la piazza, un luogo da intitolargli. No, merita di più. Il pensiero va
a  via  d’Azeglio, la sua strada. Sarebbe bello poter risentire la sua voce
ogni sera al tramonto. Il progetto a cui stiamo pensando tra i suoi amici è
quello  di sonorizzare la strada di modo tale che tutte le sera al tramonto
la  voce  di  Lucio  accompagni  la  fine della giornata di chi passerà per
quella  strada, cerniera tra la sua casa e quella Piazza dove cantava “e se
non ci sarà più gente come me voglio morire in piazza Grande”.
La città, Lucio, è pronta a riaccoglierti per salutarti un ultima volta con
tutti gli onori che si devono a chi ci ha reso fieri di essere bolognesi.
Grazie Lucio. Grazie all'infinito."

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